DA SCUOLA LIBERA A CASA DI CULTURA… OLTRE 100 ANNI DI STORIA!

La storia della Casa di Cultura Popolare è intimamente collegata a quella della Società Generale di Mutuo Soccorso di Vicenza, il più antico sodalizio mutualistico del Veneto, fondato dal senatore Fedele Lampertico nel 1848.
Fu proprio per iniziativa della dirigenza della società che nel 1904 nacque la Scuola Libera Popolare, struttura inizialmente pensata con l’obiettivo primario di promuovere l’istruzione e la diffusione della cultura tra i lavoratoti e gli artigiani vicentini.
Dopo la lunga parentesi del fascismo, nel maggio 1945, con la nuova denominazione di Casa di Cultura Popolare, la Scuola riprese le sue attività sotto la presidenza della scrittrice Arpalice Cuman Pertile che rimase alla guida dell’istituzione fino al 1951.
Con la successiva presidenza di Licisco Magagnato, le iniziative conobbero una prima sostanziale trasformazione.
Accanto alle tradizionali attività formative, al rilancio della storica Biblioteca Popolare Circolante, Magagnato avviò nuovi filoni di lavoro che per molti anni occuparono un posto di rilievo nel programma della CCP: l’organizzazione di un cineclub che proponeva ai soci la migliore produzione cinematografica di quegli anni, l’attenzione alle arti figurative e alla critica letteraria con la realizzazione di gruppi di studio e conferenze pubbliche.
In pochi anni la Casa di Cultura divenne un importante punto di riferimento nel panorama culturale cittadino, richiamando l’attenzione di molti giovani che nelle attività proposte videro l’occasione per aprirsi alle novità emergenti nella cultura italiana e in quella europea. Tra quanti ebbero parte nelle iniziative promosse in quegli anni vanno ricordati il giovane Goffredo Parise, l’editore Neri Pozza, il filosofo Giuseppe Faggin.

Massimo Recalcati

Massimo Recalcati, invitato dalla Casa di Cultura per il ciclo di seminari sulle Parole e Fatti dell’Etica

Fernando Bandini

Fernando Bandini, ex Presidente Società Generale Mutuo Soccorso, mancato nel 2013

Questi fermenti trovarono la loro definitiva maturazione nella seconda metà degli anni ’50, in quella che rimane una derre stagioni più vivaci e interessanti della Casa di Cultura Popolare; anni coincidenti con la presidenza di Ferdinando Bandini e, successivamente, di Luciano Rainaldi, sempre affiancati da Mario Sabbatini che in quel periodo ricoprì vari incarichi e portò a termine la realizzazione di un Gabinetto di lettura dotato di più di 100 pubblicazioni tra quotidiani e riviste specializzate.
In questa fasa le attività si caratterizzarono per una forte apertura alle tematiche dello sviluppo economico del Paese e a quelle della crescita urbanistica della città di vicenza. Grandi personalità della cultura e della politica vennero ospitate nelle sale della CCP: da Bobbio a Bauer, da Codignola a Parri, come Fortini e Gallo, senza dimenticare i nomi di Calamandrei, Lussu, Valeri, Rossi Doria, Opocher, Terracini, protagonisti di un memorabile ciclo di lezioni dedicato alla Costituzione repubblicana.

Mantenendosi fedele alla sua originaria vocazione, oggi il programma delle attività comprende molteplici iniziative che si possono raggruppare in tre tipologie prevalenti:
>Corsistica
>Iniziative di dibattito culturale
>Progetti realizzati in collaborazione con enti locali o altre istituzioni culturali.

Negli ultimi anni l’attività della CCp si è attestata su una media di 40 eventi/appuntamenti per stagione, che vengono annualmente seguiti da circa 1500 persone.

Il nostro ricordo di Fernando Bandini

Il legame tra Fernando Bandini e la Casa di Cultura iniziò nei primi anni cinquanta, quando l’allora Presidente, il critico d’arte Licisco Magagnato, decise di aprire le porte della nostra antica istituzione ad un gruppo di giovani alla ricerca di uno spazio ove potere realizzare in libertà iniziative e progetti culturali di varia natura
Da allora il legame tra Bandini e la Casa di Cultura non si è più interrotto. Pur dividendosi tra l’insegnamento universitario a Padova e a Ginevra e pur ricoprendo importanti incarichi in varie istituzioni culturali, Bandini ha continuato a seguire da vicino le vicende della Casa di Cultura. Ne è rimasto per lungo tempo Presidente, ma soprattutto ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per le generazioni che negli anni si sono avvicendate alla guida della Casa di Cultura e l’anello di collegamento con quella tradizione laica e riformista che tanta parte aveva avuto nella storia della Società Generale di Mutuo Soccorso.
Bandini è sempre stato fedele ad un’idea della cultura intesa come veicolo per la promozione dell’individuo e come strumento per la crescita civile della società. La sua azione di intellettuale è stata sempre orientata alla difesa e alla promozione dei valori più alti della nostra democrazia. Ci ha insegnato a guardare ai problemi della città andando oltre i confini cittadini, senza, cioè, perdere mai di vista le grandi trasformazioni che interessavano la nostra società. Ci ha insegnato il valore della laicità, ovvero la necessità di rispettare sempre le opinioni degli altri cercando il dialogo e il confronto a tutto campo. La sua è dunque un’eredità importante che bisognerà nei prossimi anni saper custodire gelosamente e valorizzare adeguatamente.